• Elpidio Pezzella

Dio ci sostiene dalla nascita alla vecchiaia

«Ascoltatemi, o casa di Giacobbe e tutto il residuo della casa d’Israele, che siete stati da me sorretti fin dalla nascita, che siete stati portati fin dal grembo materno: “Fino alla vostra vecchiaia io sarò lo stesso, io vi porterò fino alla canizie. Io vi ho fatto ed io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò“».

Isaia 46:3-4

Il re Nebucadnetsar II è al culmine della sua potenza. Suo padre aveva sconfitto gli Assiri. Lui gli Egiziani a Karkemiš e ha ampliato la capitale del suo regno al punto che sarà poi annoverata tra le sette meraviglie del mondo. Numerosi regni sono stati soggiogati da lui e, tra questi, anche Giuda, che pure gli paga un tributo. Babilonia appare invincibile, sotto la protezione delle sue divinità, che impareranno a conoscere anche gli israeliti deportati. Innanzitutto Bel, riguardato come il signore del paese e dell’umanità. È il padre degli dei del cielo e della terra che dà il potere ai re. È un dio buono, ma qualche volta infligge agli uomini il meritato castigo: allora è un uragano distruttore, tremendo, debellatore del paese nemico. Quando la città di Babele acquistò in Babilonia la supremazia politica, il suo dio Marduk divenne il dio supremo del pantheon babilonese. Bel si fuse con quello, e divenne Bel-Marduk. Nebo invece è il nome che l’Antico Testamento dà al dio babilonese e assiro Nabù, in origine sovrintendente ai vari aspetti della cultura, e cioè dio dell’irrigazione, della scrittura, della sapienza, patrono dei sacerdoti e degli artefici, scriba degli dei. Non basteranno comunque a far durare l’Impero babilonese. Infatti, quando Ciro invaderà la Babilonia si capirà che questi idoli sono completamente inutili.


“Bel è caduto, Nebo è crollato”. Nel tempo anche qualcuno degli Israeliti era stato attratto dalla loro mole, ma i fatti dimostreranno che non possono salvare né loro stessi, né coloro che si affidano a loro. Sono null’altro che legno e metallo, un peso che fa crollare gli animali che li devono trasportare, perché sono incapaci a camminare. Sono idoli inerti, non parlano e non possono salvare. Quelli che avrebbero dovuto proteggere Babilonia ora vengono condotti via dalla città su bestie da soma. Gli dèi di Babilonia per camminare hanno bisogno dei piedi di qualche animale. Quanti avevano riposto in loro fiducia devono ravvedersi. Differentemente da essi il Dio di Israele è grande, eternamente grande. Lui non va in esilio prigioniero. Non scappa su un mulo. Non viene rovesciato a terra, rovescia invece tutti gli altri idoli. C’è Dio e dio. C’è il Dio vivo e vero e ci sono gli idoli, come dimostrerà anche il profeta Elia. Gli idoli, opera della mano dell’uomo, non possono salvarlo, ma devono da questi essere salvati dalla rovina. Differentemente Dio crea l’uomo e lo salva. Allora, come oggi, la parola del profeta è indirizzata a un residuo, a quanti pur vivendo in esilio non si sono piegati, a quanti pur lontani dal loro paese non hanno rinnegato la fede nell’Iddio di Israele, a quanti schiacciati dalle avversità non hanno gettato la spugna.


Su quale carro stai ponendo Dio? Stai lasciando che qualcosa o qualcuno lo sostenga? Dio non è un oggetto da trasportare e sostenere. Al contrario, il Signore stesso afferma: «Sono io che vi ho portati dalla nascita e continuerò a portarvi anche quando sarete vecchi». Questo testo di Isaia è un invito alla piena fiducia in Dio, Colui che non porta solo i suoi figli quando sono ancora nel seno della madre oppure appena nati, finché rimangono piccoli. Egli è Colui che assicura: “Fino alla vostra vecchiaia io sarò sempre lo stesso, io vi porterò fino alla canizie. Come ho già fatto, così io vi sosterrò, vi porterò, vi salverò”. Guarda al passato e con me potrai affermare che Dio è stato sempre il Salvatore del suo popolo: in ogni momento e in ogni condizione, in ogni età della sua vita e della sua storia. Ed oggi, in tempo turbolento come altri a non sconosciuti, cosa promette? Che non vi sarà un momento in cui Israele - il suo popolo e chi in Lui confida - sarà abbandonato. «Non temere, perché io ti ho redento, ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni. Quando passerai attraverso le acque io sarò con te, o attraverserai i fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai in mezzo al fuoco, non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà. Poiché io sono l'Eterno, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo Salvatore» (Isaia 43:1-3). E se vuoi sapere perché, ecco: «Perché tu sei prezioso ai miei occhi e onorato, e io ti amo» (v. 4).


Caro lettore, la fede nel Dio vivente non sia mai un peso da trasportare o ostentare. Se reale sarà sempre un sollievo, «perché Egli ha cura di voi» (1Pietro 5:7). Prova oggi ad esprimere con me gioia e gratitudine a Dio che ci ama si è impegnato a sostenerci dalla nascita alla vecchiaia!



Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 50

07 dicembre Daniele 8-10; 3Giovanni

08 dicembre Daniele 11-12; Giuda

09 dicembre Osea 1-4; Apocalisse 1

10 dicembre Osea 5-8; Apocalisse 2

11 dicembre Osea 9-11; Apocalisse 3

12 dicembre Osea 12-14; Apocalisse 4

13 dicembre Gioele; Apocalisse 5



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