• Elpidio Pezzella

Elia ed Eliseo, uomini fedeli

Il racconto biblico è il racconto dell’uomo, dell’umanità. Dell’umanità che vive e cammina per la grazia di Dio, e solo in virtù di essa, ma pure tende a dimenticarselo con la massima facilità. Fu così nella Genesi per il primo uomo e la prima donna, fu così massimamente per il popolo di Israele liberato dalla schiavitù dell’Egitto e che camminò per quarant’anni nel deserto, tra continui alti e bassi della fede. Più bassi che alti, a dire la verità, giacché l’essere un peccatore è purtroppo la verità più intima di ogni creatura.

Alti e bassi, grande amore per l’Eterno assieme a peccati ed infedeltà ci furono anche nella storia di Davide, “l'uomo che fu elevato in alto, l'unto del Dio di Giacobbe, il dolce cantore d'Israele”. Pure quell’uomo, re di Israele, che cantò mirabilmente nei Salmi la gloria dell’Eterno, fece ciò che è male agli occhi del Signore, si macchiò di adulterio e di omicidio, venne rimproverato con asprezza dal profeta Nathan per aver disprezzato la stessa parola che cantava: «Così dice l'Eterno, il Dio d’Israele: "Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul. Ti ho dato la casa del tuo signore, ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore e ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda; e se questo era troppo poco, io ti avrei dato molte altre cose. Perché dunque hai disprezzato la parola dell’Eterno, facendo ciò che è male ai suoi occhi?”» (2Samuele 12:7-9).


Poi venne Salomone, il più grande e sapiente tra i re dell’unico popolo del Signore, e l’armonia tra l’uomo e la parola, tra l’uomo e il Suo Creatore sembrava essere ristabilita. Salomone costruì il Tempio in Gerusalemme e benedì il Signore per la sua parola, citando tutto il cammino che la fedeltà alla parola aveva fatto percorrere all’umanità dal tempo di Mosè: «Benedetto sia l'Eterno, che ha dato riposo al suo popolo Israele, secondo tutto ciò che ha promesso; non una sola parola è venuta meno di tutte le belle promesse da lui fatte per mezzo del suo servo Mosè» (1Re 8:56). Ma anche stavolta la ricchezza, il potere, il desiderio ebbero il sopravvento. Salomone sposò donne straniere e cadde nell’idolatria, e il suo cuore non appartenne interamente all’Eterno, il suo Dio, come il cuore di Davide suo padre. L’Eterno allora punì duramente il suo popolo, che si divise, non ebbe più un unico re; non era altro che quanto era accaduto al cuore del popolo. Avevano molti dei, non più un Unico Signore. Adoravano gli idoli, non più sullo stesso monte. Ed i templi si moltiplicavano...


Dopo Salomone la situazione precipitò, l’infedeltà cresceva, finché non si arrivò a quello che, dice il libro dei Re, fu il peggiore di tutti: Achab, figlio di Omri. «Achab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi dell'Eterno più di tutti quelli che lo avevano preceduto. Inoltre, come se fosse stata per lui un'inezia il seguire i peccati di Geroboamo figlio di Nebat, prese in moglie Jezebel, figlia di Ethbaal, re dei Sidoni, e andò a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. Eresse poi un altare a Baal nel tempio di Baal, che aveva costruito in Samaria. Achab fece anche un'Ascerah. Achab provocò ad ira l'Eterno, il Dio d'Israele, più di tutti i re d'Israele che l'avevano preceduto» (1Re 16:30-33). Per un peccato così grande, occorreva che si levasse in mezzo al popolo del Signore, una grande voce profetica, qualcuno che ristabilisse l’armonia tra il popolo e l’Eterno, o almeno richiamasse con la massima forza a farlo.


Ed è a questo punto che inizia la storia del profeta Elia, seguito poi dal profeta Eliseo, da lui investito con la forza del suo spirito e la protezione del suo mantello. Elia, il Tishbita, appare all’improvviso sulla scena, con una frase che sembra quasi “farina del suo sacco”, ma che in realtà non è altro che il “riassunto delle puntate precedenti”: «Com'è vero che vive l'Eterno, il Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola» (1Re 17:1b). L’Eterno vive! L’Eterno è il Dio di Israele, il solo e unico. Elia è alla presenza dell’Eterno, è presente all’Eterno, ha ben presente il Suo messaggio, la Sua parola, che fuoriesce dalla sua bocca, e richiama tutti: non ci sarà né rugiada né pioggia, ovvero non ci sarà alcuna possibilità di vita, non soltanto di vita bella, di vita comoda, ma proprio di vita in assoluto, finché il re di Israele ed il suo popolo, che in realtà è il popolo dell’Eterno, non torneranno ad ascoltare quella parola ed a obbedire ad essa.


L’Eterno vive, la Sua parola vive ed è eterna, ed entra in scena direttamente, pur senza mai essere stata realmente assente! «Poi la parola dell’Eterno gli fu indirizzata, dicendo: “Vattene da qui, volgiti verso oriente e nasconditi presso il torrente Kerith, che si trova a est del Giordano. Tu berrai al torrente e io ho comandato ai corvi che ti diano da mangiare là”. Così egli partì e fece secondo la parola dell’Eterno: andò e si stabilì presso il torrente Kerith, che si trova a est del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino e pane e carne alla sera, e beveva al torrente. Dopo un po' di tempo il torrente si seccò, perché non veniva pioggia sul paese. Allora la parola dell’Eterno gli fu indirizzata, dicendo: “Lèvati e va' a stabilirti a Sarepta dei Sidoni...”» (1Re 17:2-9).


Di questo ci parla il libro, di come, attraverso l’azione del profeta Elia e poi di Eliseo, le loro sfide ai profeti di Ascerah e di Baal e dei mille e mille Baalim che infestano il cuore dell’uomo, pure ogni volta la parola dell’Eterno trionfi, e l’uomo sia continuamente richiamato a ricordarsi che solo se vive per quella parola, con quella parola nel cuore, inserito in quella parola di verità e di amore che viene dal Signore, solo allora la sua vita ha un senso ed il suo percorso su questa terra, potremmo dire “la sua storia”, ha una direzione chiara e definita. Altrimenti è un continuo fuggire, un continuo esodo, un esilio dopo l’altro... Ma, ci richiamano Elia ed Eliseo, e ci richiamerà il pastore Pezzella alla fine di questo testo, la nostra storia umana ha un tempo, la nostra vita su questa terra avrà una fine, ed allora, in quel momento, che non potremmo rimandare o anticipare, dovremo rendere conto all’Eterno, Benedetto Egli sia, di quale peso abbiamo dato alla Sua parola. Sia nella nostra vita e nella nostra storia personale, sia in quella della comunità cristiana ed umana in cui siamo inseriti.


Leggiamo allora le vicende di Elia e di Eliseo, leggiamo le esortazioni, intrise di Sacra Scrittura, come devono essere, dell’autore di questo testo e preghiamo che questa lettura ci rafforzi nell’amore per la Parola di Dio, e nel desiderio di rinnovare il patto di fedeltà all’Eterno ed ai suoi comandamenti, come farà il re Giosia, quasi al termine del percorso dei Re. «Il re, stando in piedi sul palco, stabilì un patto davanti all'Eterno, impegnandosi a seguire l'Eterno e a osservare i suoi comandamenti, i suoi precetti e i suoi statuti con tutto il cuore e con tutta l'anima, per mettere in pratica le parole di questo patto, scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì al patto» (2Re 23:3).

Maranathà! Ascoltiamo il Signore che viene! Amen.



(Prefazione di Luca Zacchi al mio libro Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte disponibile su Amazon e Google Play)

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